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20 mai Questione di fortunaAnche questo mese sta per volgere al termine...è stato un mese abbastanza piatto, si potrebbe riassumere con la frase: studio, studio, studio e ancora studio. Oltre a questo ci sono state ben poche occasioni di svago. Purtroppo gli esami sono alle porte e devo resistere almeno fino a Luglio in una sorta di tour-de-force allucinogeno X__X
Tranquilli, non vi diletterò coi piaceri dello studiare letteratura italiana contemporanea (del tipo voglie improvvise di buttarsi dal balcone, di fare riti vodoo per ringraziare il professore o di prendere i libri voluminosi della materia [ il solo manuale ha più di 1300 pagine ] per farne qualche uso poco ortodosso).
Non vi diletterò nemmeno coi piaceri dello studiare linguistica applicata in lingua inglese in un libro le cui parole più comprensibili sono robe del tipo morpheme, allomorphe, compounding, derivation, affixes, etc.
Né vi dilettero coi piaceri dello studiare come redigere un essay in inglese o di come fare una buona traduzione quando poi nelle esercitazioni mi imbatto in espressioni del tipo I WENT POTTY che, cercato sul dizionario, significa FARE LA POPO' X_X
No, no, niente di tutto questo! Utilizzerò questo post per raccontare quanto sia determinante il fattore C al momento di fare un esame. Vi parlerò dunque del mio ultimo esame, quello di filologia romanza, che potrei anche sottotitolare col titolo "L'esame più breve della mia vita". Here we go:
È necessario premettere che la materia in questione era abbastanza difficile. Per quanto avessi studiato, c'era qualche concetto che proprio non mi entrava in testa (come il vocalismo con la conseguente evoluzione del sistema fonologico oppure le centocinquanta teorie sui generi letterari). Al momento dell'esame le possibilità erano 2: potevo capitare con l'assistente (fredda, impassibile, con una predisposizione per le domande che mettono in difficoltà) o col professore (difficile capitarci, è quasi sempre impegnato ma se si ha il c*** di fare esame con lui, le probabilità di suparere la materia aumentanto del 110% in quanto tiene poco, lascia parlare e se è impegnato nemmeno ascolta quello che dici).
Arriva il fatidico momento, l'assistente esce dall'aula e chiama il mio nome. Ho pensato "Aiuto, sono perso, son capitato proprio con lei...".
Mi siedo, ma nel frattempo ecco un colpo sensazionale di fattore C: il professore si libera.
L'assistente si siede e mi dice: "Il professore si è liberato, dato che lei è di LCE se vuole può sedersi da lui così fa tutto l'esame in una sola volta."
Io, incredulo, ho pensato: "Ma ho sentito bene? Non è che sto sognando?". Senza pensarci due volte le rispondo: "Ok, grazie!". Traduzione: "Non stavo aspettando altro!!! Ciao ciao...!".
Mi siedo al volo dal professore prima che qualcuno mi freghi il posto e inizio a far l'esame. Inizia a fare una domanda secca: "Teoria della ricezione".
Io inizio a parlare: "La teoria della ricezione è blablabla, inoltre blablabla, l'orizzonte d'attesa è blablala, l'opera letteraria vive in due momenti, blabla, ecc."
Mentre ripeto mi accorgo che nemmeno mi ascolta, è intento a leggere un giornale. Tant'è che dopo qualche minuto, mi chiede una cosa che già avevo ripetuto: "Cos'è l'orizzonte d'attesa?"
Io, senza farmi prendere dal panico, ripeto con le stesse parole: "L'orizzonte d'attesa è blablabla".
Poco dopo mi interrompe e mi chiede 1 sola domanda dei fondamenti: "Futuro e condizionale nelle lingue romanze".
Io: "Mentre il latino formava il condizionale dal congiuntivo, nelle lingue romanze esso si forma da forme perifrastiche derivate dall'ausiliare avere+infinito. Inoltre blablabla, il futuro blablabla, il romeno fa eccezione, blabla e ancora bla".
Dopo qualche minuto, passa direttamente all'approfondimento: "Il viaggio di S.Brandano".
Io: "Il viaggio di S. Brandano è uno dei primi testi odeporici in lingua romanza, blablabla, vi sono differenze tra la versione latina e quella in volgare, blablabla, ecc."
Passa qualche minuto, mi scrive il voto sul libretto e mi dice: "Va bene, basta così, può andare dall'assistente a farsi registrare il voto". Io incredulo pensavo "Ma come? Abbiamo già finito in neanche 15 minuti? Io impazzisco per quasi 2 mesi appresso a questa materia e poi mi liquidi con 3 domandine???" ma poi ho pensato anche "Filiamocela prima che ci ripensi!!!". Mentre aspettavo che l'assistente si liberasse per poter registrare la materia, ho assistito all'esame di una ragazza che si è seduta col professore dopo di me ma non è stata altrettanto fortunata. Le ha fatto una domanda che avrebbe fatto confondere anche me, ovvero il tanto temuto e odiato vocalismo. Le chiede: "Mi spieghi com'è che è venuta a perdersi nel latino la distinzione tra vocali lunghe e vocali brevi. Secondo lei i latini si sono svegliati una mattina e hanno pensato di abolire questa distinzione?". La ragazza inizia a ripetere ma sbaglia, il professore la riprende e le spiega l'errore. Al che la ragazza risponde "Sì, sì, vero" ma ciò fa un po' innervosire il professore che le ribatte "Se lei una cosa non la sa non mi dica sì, sì, mi dica non l'ho capito e basta". Io guardavo allibito, pensavo: "Ma è la stessa persona con cui ho fatto l'esame io poco fa oppure ha subito qualche ignoto mutamento genetico?". Ho pensato che se fossi capitato io in quel momento a far l'esame, probabilmente anch'io avrei avuto delle difficoltà e non mi sarebbe andata così bene come mi è andata. La conclusione di tutto questo è che per quanto si possa studiare benissimo una materia, un pizzico di fortuna (in alcuni casi anche molto più di un pizzico) è fondamentale durante ogni esame. Certo pensare che l'esito di un esame non dipenda solo dallo studio ma anche da altri fattori è frustrante, ma purtroppo è così. Il professore con cui dovrei dare il prossimo esame, ad esempio, si presta a pieno titolo a sostegno di questa teoria. Voci di corridoio dicono che sia il classico professore sensibile al fascino femminile per cui se all'esame si presenta Miss Italia, il 30 è assicurato, in caso contrario bisogna affidarsi al proprio fondoschiena e sperare che quel giorno si alzi col piede giusto (è un tipo abbastanza irascibile). Dato che io non sono né piacente né appartenente al genere femminile, le aspettative non sono molto rosee...inoltre la materia è un mattone bestiale per cui aiutooooooo, si salvi chi può... Mah, spero comunque di riuscire in questa titanica impresa. Beati quelli che non sono alle prese con gli esami universitari! |
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